Il giorno dell’inaugurazione di una mostra a lui consacrata, il pittore viene trovato morto nel proprio studio. Tocca a un giornalista dare la notizia attraverso il quotidiano in cui lavora e indagare sul caso. Non siamo davanti a un giallo né a un romanzo a chiave, anche se la proiezione dell’autore all’interno del libro non può non essere un richiamo per il lettore; ma soprattutto a una storia di contraddizioni. Un critico d’arte ha puntato tutto sulla realizzazione di un grande progetto artistico, un giornalista è alla ricerca, attraverso i fatti che indaga, di un spiegazione la più ampia possibile; è, per tutti e due, di fronte a queste grandi attese stanno i piccoli fatti quotidiani, la piccola applicazione degli avvenimento. Soltanto al giornalista, ad un certo punto, sarà “elargita la veritaà”, come un dono alla sua attività di artigiano vittima di molte emozioni. Allo stesso modo il libro gioca vari piani di scrittura: Il parlato del narrante, ma pieno di artifici, con una struttura metrica nascosta sotto la dimessa formulazione di questo stile basso; il linguaggio della cronaca giornalistica; le formula della critica e quelle che il critico si è inventato in nome dell’artista. Tutte spie del fatto che verosimiglianza e inverosimiglianza si incalzano, moltiplicandosi a vicenda lungo tutto l’arco di un racconto in cui non mancano i colpi di scena, e la cui ambizione maggiore è di mescolare le intenzioni più ricercate una leggibilità piena e divertita.